mercoledì 1 agosto 2012

La Bce è divisa sull’acquisto di titoli pubblici

di Filippo Ghira
Rinascita

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Le pressioni tedesche frenano Draghi su un intervento del fondo salva Stati. Per la Germania devono agire i governi

Voci insistenti provenienti dal direttivo della Banca centrale europea affermano che alla riunione di domani a Francoforte non è stata posta all’ordine del giorno alcuna discussione sull’acquisto di titoli di Stato di Paesi in difficoltà, come potrebbero essere Spagna e Italia. Paesi i cui governi fanno fatica a tenere sotto controllo la spesa pubblica e ad abbassare il livello del debito e del disavanzo.

Non a caso a riferire tali voci è stato il quotidiano tedesco Die Welt che si è fatto interprete del malumore dei cittadini tedeschi, sempre più restii ad investire soldi per pagare i debiti dei Paesi cicale dell’area Sud. E poca differenza fa che questo avvenga attraverso l’acquisto di Bonos e di Btp da parte della Bce o in alternativa da parte dei fondi salva Stati. Quello provvisorio (Efsf) che dovrebbe presto essere messo in liquidazione e quello permanente (Esm) che doveva essere operativo dal 1 luglio ma che è stato bloccato dal ricorso della Linke alla Corte Costituzionale che ha rinviato al 12 settembre il verdetto e posticipato a tale data il necessario voto del Bundestag.

Angela Merkel che pure aveva dato il via libera all’acquisto di titoli pubblici da parte dell’Esm al fine di calmierare il rialzo dello spread tra i Bund tedeschi e i Bonos e i Btp, sta incontrando sempre maggiori difficoltà in patria con gli alleati di governo, i liberali della Fdp e i democristiani bavaresi della Csu, che hanno alzato le barricate. La spiegazione è  duplice. Da un lato la crisi si sta facendo sentire anche in Germania. Il Pil quest’anno crescerà “soltanto” dell’1% e i tedeschi incominciano a temere per il proprio livello di vita. Dall’altro si deve tenere presente che nel 2013 si vota per il Bundestag e la Cdu della Merkel, più volte sconfitte alle ultime regionali, teme di perdere la maggioranza e quindi la guida del governo. E non ha alcuna intenzione di rafforzare tale tendenza avallando soluzioni a favore di Spagna e Italia che non verrebbero capite ed apprezzate dai cittadini.

Quindi anche se Mario Draghi aveva affermato che la Bce è disposta a tutto per salvare l’euro e se molti membri, ma non tutti, del direttivo non si opporrebbero ad una proposta in tal senso, si sta affermando l’idea di aspettare che qualcosa si muova a livello politico. Insomma la Bce non può agire da sola se la politica dei governi europei non dimostra di muoversi sulla stessa direttrice. Ma con l’Esm non ancora operativo e con l’Efsf con appena 100 miliardi di euro in cassa, i margini di manovra sono quanto mai risicati.

La soluzione trovata da alcuni, che i tedeschi respingono, è di attribuire all’Esm una capacità illimitata di accedere al credito della Bce e con questo comprare i titoli pubblici e finanziare così i Paesi cicale. Sarebbe una violazione dei trattati internazionali, protestano a Berlino, che non prevedono che la Bce, che deve restare indipendente, possa finanziare, sia pure indirettamente, i Paesi membri dell’Unione. E oltretutto sarebbe una misura in grado di innescare l’inflazione.

I liberali tedeschi anche se appaiono duri nel difendere la linea europea fatta di tagli alla spesa pubblica, non vogliono tirare più di tanto la corda. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha invitato i politici europei di governo all’unità e ad abbassare i toni nel dibattito sulla crisi del debito dell'euro. Prevale, ha lamentato,  una retorica combattiva che può solo creare uno stallo inutile nell'Eurozona. E invece, ha avvertito, è necessario lavorare insieme per stabilizzare l’euro e risolvere la crisi.

Illuminante dell’atteggiamento contraddittorio tedesco è l’aumento dell’esposizione della principale banca tedesca, Deutsche Bank, sui titoli pubblici italiani passata nell’ultimo trimestre da 2 a 2,5 miliardi di euro. Questo starebbe ad indicare che in Germania, nonostante tutto, si esclude che l’Italia possa finire in bancarotta. Ipotesi confermata dal progressivo sganciamento dai titoli spagnoli, portoghesi, irlandesi e greci. Le altre economie dell’area Sud uscite a pezzi dalla crisi in corso.

Resta il peso della crisi greca. E il 12 settembre, lo stesso giorno in cui la Corte Costituzionale tedesca deciderà sul ricorso della Linke contro il trattato internazionale che prevede la possibilità per l’Esm di comprare titoli pubblici dei Paesi a rischio, in Olanda si voterà per il Parlamento con un probabile successo dei partiti anti-euro che potrebbero bloccare l’approvazione del secondo salvataggio internazionale di Atene. E l’Olanda è uno dei pochi Paesi “virtuosi” il cui debito pubblico è gratificato della tripla A, il massimo voto di affidabilità rilasciato dalle agenzie di rating.

Fonte: Rinascita 31 Luglio 2012

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